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Questioni sul lavoro del concorso (ciclo TRLC)

"Pubblichiamo il riassunto della 9a sessione del Ciclo di sessioni online sul TRLC: Questioni lavorative del concorso, con Ignacio Fernández Larrea e Nuria Orellana Cano"
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La IX Sessione del Ciclo sul TRLC è dedicata ad un aspetto specifico delle procedure concorsuali, quali le problematiche del lavoro che tanto frequentemente si presentano nelle situazioni di insolvenza delle imprese. Spetta poi al Giudice della Concorrenza decidere in merito, sia per quanto concerne eventuali pratiche regolamentari del lavoro, sia in relazione alla modifica dei contratti collettivi; e, parimenti, fanno parte di quest'area di competenza, che si incanala attraverso una particolare modalità dell'incidente fallimentare, anche le azioni collettive e individuali, il contratto dei dirigenti, la risoluzione del contratto da parte del lavoratore stesso, ecc. , come è quello del lavoro.

Di particolare interesse è l'applicazione in questo contesto del principio di successione aziendale, e la sua portata nel fallimento, strettamente connesso ai casi di trasferimento di unità produttive, che costituiscono sempre più un ragionevole obiettivo di soluzione della crisi patrimoniale.

Infine, la materia del lavoro solleva anche le consuete questioni “ultra vires” sotto vari aspetti in cui il TRLC ha introdotto qualche variazione suscettibile di provocare diverse interpretazioni, il che motiva un particolare interesse in questa prospettiva.

Intervengono:

  • Ignacio Fernández Larrea, Partner DLM Insolvia
  • Nuria Orellana Cano, Magistrato specializzato in materia commerciale. Tribunale Provinciale di Malaga

 

I. Competenza lavorativa del giudice di gara

La trattazione delle questioni giuslavoristiche in concorso è stata tradizionalmente condizionata, sin dalla promulgazione della Legge 22/2003, dalla reticenza che, rispetto alla competenza esclusiva ed esclusiva del giudice di gara determinata dall'art. 8.2º LC e abilitato nell'art. 86.ter. 2º LOPJ nasce da sfere molto diverse.

Pertanto, nel corso della sua validità, molte sono state le decisioni giudiziarie, di entrambe le giurisdizioni, che sono state costrette a riflettere criteri a volte palesemente antagonisti rispetto alla competenza lavorativa del giudice fallimentare.

Nonostante ciò, fino alla sua recente abrogazione, tale articolo 8.2º LC è stato oggetto di una sola modifica rispetto alla sua formulazione originaria: quella operata dalla Legge 38/2011, che si è limitata a precisare che “Per sospensione collettiva s'intende quella prevista dall'art. Articolo 47 dello Statuto dei Lavoratori, ivi compresa la riduzione temporanea dell'orario ordinario di lavoro giornaliero”.

Ora, il Testo Unico della Legge Fallimentare (di seguito, TRLC) individua chiaramente l'importanza della competenza lavorativa del giudice fallimentare, attribuendogli un precetto esclusivo, l'art. 53 TRLC, che a nostro avviso può dare adito a questioni più interpretative. significatività rispetto a quella inizialmente prevedibile.

Per ora, e rispetto alla precedente menzione di azioni sociali che hanno per oggetto la risoluzione del rapporto di lavoro, ora al licenziamento si fa riferimento in maniera più restrittiva, tagliando così ogni possibile interpretazione connessa alla precedente formulazione e portando a il carattere fallimentare di, ad esempio, la cessazione del rapporto di lavoro su impulso del lavoratore.

Viene eliminata la precedente menzione dell'obbligo da parte del giudice fallimentare di tenere conto dei principi ispiratori della normativa statutaria e del processo del lavoro nel perseguire questioni di lavoro in sede fallimentare, che gli conferisce una maggiore autonomia interpretativa, vincolata solo da quei casi in cui la stessa TRLC fa espresso riferimento all'applicazione della normativa sul lavoro, sia essa integrativa (art. 169) o diretta (es. artt. 181 o 182).

In questa linea di maggiore autonomia del concorso, l'art. 8 TRLC chiarisce già nella sezione 1 che la stessa regola fallimentare ha il potere di conferire un "carattere collettivo" alle azioni sociali che ritiene appropriate. Nessun altro significato può essere attribuito all'espressa previsione in questa sezione che attribuisce competenza al giudice fallimentare circa la conoscenza delle azioni sociali che hanno carattere collettivo ai sensi della normativa del lavoro e -ed ecco la novità "a quanto stabilito in questo legge”.

E, facendo un ulteriore passo in tal senso e partendo dalla soppressione della precedente menzione dell'articolo 47 dello Statuto dei Lavoratori (ricordiamo, introdotto nell'articolo 8 LC dalla Legge 38/2011), si tratta di privare del carattere collettivo il fallimento effetti sulle azioni sociali che in precedenza lo avevano. In effetti, il precedente espresso riferimento all'articolo 47 ET ha stabilito che l'eventuale sospensione dei contratti e/o riduzione dell'orario di lavoro deve intendersi come “collettivo” in quanto la norma statutaria lo prevedeva indipendentemente dal numero dei lavoratori interessati. Tuttavia, e in conformità con l'attuale articolo 53.2 TRLC, solo le stesse azioni che, inoltre, superano la soglia dell'articolo 41.2 ET (10 lavoratori, 10%, 30 lavoratori, a seconda della dimensione della forza lavoro) avranno un " carattere di insolvenza collettiva”.

II. Possibili casi di travaglio “ultra vires” nel TRLC

La suddetta circostanza, in quanto "decollettivizza" per il concorso talune azioni sociali che in precedenza avevano tale carattere e che, pertanto, comportavano il necessario intervento su di esse da parte del giudice di gara, potrebbe essere interpretata come un caso di superamento "Ultra vires dal TRLC, cosa alla quale la nuova norma di rifusione non è stata affatto estranea (si ricordi l'intensa polemica provocata dall'esenzione del credito pubblico nel concorso consecutivo).

Senza una posizione pacifica al riguardo, anche nel campo della concorrenza sindacale, si potrebbero rilevare altri casi che potrebbero inquadrarsi in questo eccesso di “ultra vires”. È il caso, ad esempio, della definizione data dall'art. 200 TRLC dell'unità produttiva (così legata al fenomeno della soppressione d'impresa) e nella quale - a differenza di quanto avvenuto con il precedente articolo 149.4 LC, non è più indicata come entità economica che mantiene la propria identità. E, forse con maggiore intensità, tale eccedenza può essere difesa anche con l'attribuzione di competenza che l'art. 221 TR attribuisce al giudice fallimentare quale unico competente a dichiarare l'esistenza della successione aziendale, anche se dal nostro punto di vista non si ritiene, non anche in un caso, né in un altro, che gli ultra vires concorrono. Pertanto, per quanto riguarda la definizione di unità produttiva, sebbene la menzione dell'entità economica che mantiene la sua identità venga eliminata, in sintesi, la definizione data dallo Statuto dei lavoratori all'art. 44.2 (insieme dei mezzi organizzati per svolgere un'attività economica, essenziale o accessoria). Quanto alla competenza del giudice fallimentare a dichiarare l'esistenza della successione d'impresa, pur non essendo stato criterio di giurisdizione sociale, non si può ignorare che l'art. 57 bis ET del 1995 introdotto dalla Legge 22/2003, Fallimento, e oggi art. 57 ET del 2015, fanno riferimento alle disposizioni della Legge Fallimentare per la successione della società, ed è possibile pensare che fosse intenzione del legislatore fallimentare del 2003 che fosse il giudice fallimentare a decidere sulla successione del società nella vendita di unità produttive, come inizialmente interpretato dai tribunali di commercio.

III. Azioni collettive e azioni individuali

Prova dell'importanza che il TRLC cerca di riconoscere nel trattamento fallimentare delle azioni sociali collettive è il fatto che il suo articolo 62, quando fa riferimento alla motivazione che il giudice deve offrire per quei casi in cui, trattandosi di un fallimento di grandi dimensioni, rifiutare la nomina di curatore fallimentare da parte del correlativo tuno, indica espressamente come causa abilitante di tale designazione l'esperienza che il curatore supplente fa tesoro con "file di modifica sostanziale delle condizioni di lavoro o di sospensione o cessazione collettiva dei rapporti di lavoro".

Naturalmente, l'attuale formulazione dell'articolo 169.1, comma 53, TRLC, non consente più interpretazioni alternative in merito alla non assoggettabilità alla procedura concorsuale delle sospensioni o dei licenziamenti contrattuali che abbiano origine da cause di forza maggiore, poiché sia ​​questo articolo che l'articolo XNUMX limitano la conoscenza dell'insolvenza solo a quelli che sono motivati ​​da cause ETOP (economiche, tecniche, organizzative o produttive).

D'altra parte, l'articolo 169 TRLC aggiorna e adatta diverse espressioni del precedente regime normativo che non recepivano l'attuale situazione delle azioni collettive, ad esempio, che non richiedono una preventiva autorizzazione amministrativa dal 2012. Parimenti, viene eliminata la menzione dell'espressione "procedure" per riferirsi a questo tipo di azioni (che è già stata introdotta nell'art. 64 LC dalla Legge 9/2015) e viene utilizzata per sostituire l'espressione "segretario giudiziario" con la più attuale di "Avvocato dell'Amministrazione della Giustizia".

Rispetto alle preesistenti misure collettive al concorso, il regime delle stesse viene chiarito con la formulazione data all'articolo 170.1 TRLC, che specifica il momento in cui si deve intendere che il trattamento della preesistente azione collettiva ha conclusa (oggetto dell'accordo e/o notifica, si intende che la rappresentanza legale dei lavoratori), con l'importanza che questo comporta al fine di qualificare, come insolvenza o contro la massa, i crediti connessi con l'azione collettiva.

Parimenti, chiarisce (art. 170.4 TRLC) la situazione di quei provvedimenti collettivi preesistenti al fallimento e che sono stati anche già impugnati avanti la giurisdizione sociale, precisando che tale procedura proseguirà davanti all'organo di questa giurisdizione fino alla fermezza del risoluzione corrispondente.

Per quanto riguarda l'incidenza dell'insolvenza delle azioni sociali individuali, l'articolo 185 TRLC risulta essere fondamentale per chiarire la situazione delle azioni di risoluzione/risoluzione individuali: non è che acquisiscano collettività concorsuale (come nell'art. 64.10 LC) ma piuttosto nonostante la loro natura individuale , saranno sospesi in attesa dell'istruttoria della procedura concorsuale concorsuale. Per questo motivo l'art. 64.10 LC ha fatto riferimento alla procedura prevista nel presente articolo, per la risoluzione dei contratti, e ora TRLC fa riferimento alla procedura prevista nel presente comma per il licenziamento collettivo. La situazione che ne deriva è che la risoluzione del contratto per volontà del lavoratore per insolvenza, non sarà in alcun caso disciplinata dalla procedura concorsuale: la procedura sarà sospesa davanti alla giurisdizione sociale e al provvedimento concorsuale che, se del caso, conviene che il licenziamento collettivo produrrà effetti di cosa giudicata sul primo, che sarà depositato senza ulteriori procedimenti.

IV- Il "fascicolo collettivo"

In merito alla legittimazione attiva, l'art. 171 TRLC prevede espressamente che esso riguardi anche i casi di riduzione dell'orario di lavoro, risolvendo così l'omissione che l'art. 64.2, n. 8.2 LC subiva a tal fine, pur salvandosi integrandolo con l'art. XNUMXº. II LC.

In merito alla legittimazione del fallito a partecipare al trattamento delle misure collettive, è comunque garantita la presenza (art. 174 TRLC) delle stesse nel periodo di consultazione, eccedendo la precedente formulazione dell'articolo 64.5 LC che subordinava detta presenza del fallito all'autorizzazione facoltativa del giudice, e solo in caso di regime di intervento dei suoi poteri di amministrazione e di disposizione, anche superando la discordanza tra i commi 1 e 2 del detto precetto (frutto di emendamenti parlamentari).

Tuttavia, questa presenza del fallito nel periodo di consultazione è ancora alquanto illusoria quanto alla sua effettiva portata, poiché sebbene l'articolo 174 nella sua terza sezione preveda che il fallito debba negoziare in buona fede anche per il raggiungimento di un accordo (che non era previsto poiché nell'articolo 64.6.I LC, che limitava la negoziazione in buona fede all'amministrazione fallimentare e alla rappresentanza dei lavoratori), in altri precetti sembra invece escludere la necessità per il fallito di sottoscrivere l'accordo. Così, l'art. 176.1 TRLC prevede l'inutilità del periodo di consultazione quando con la domanda viene presentato un accordo firmato dall'amministrazione fallimentare e dai rappresentanti dei lavoratori (senza prevedere l'intervento del fallito); e ai sensi dell'art. 178 TRLC, una volta scaduto il termine o raggiunto un accordo, l'amministrazione fallimentare e le rappresentanze dei lavoratori comunicheranno al giudice fallimentare l'esito del periodo di consultazione; senza che sia chiaro se il fallito debba sottoscrivere l'accordo nel periodo di consultazione, perché l'articolo 177 TRLC si limita a indicare il necessario accordo da parte dei legali rappresentanti dei lavoratori o della commissione rappresentativa ad hoc, negli stessi termini contenuta nell'articolo 64.6.II LC, ma con la differenza che la Legge Fallimentare del 2003 non prevedeva la negoziazione in buona fede nel periodo di consultazione del fallito.

All'interno del periodo di consultazione, l'irruzione accidentale di altre persone fisiche o giuridiche che possono costituire un ramo d'azienda con il fallito può assumere particolare rilevanza. La trattazione di tale questione nella norma fallimentare non sembra essere molto chiara in quanto, a partire da quella mera partecipazione al periodo di consultazione, sorgono però in seguito alcune possibili conseguenze che non ben si accordano con l'esistenza di un vero e proprio procedimento giudiziario. Pertanto, troviamo che queste persone sono assistite da un dovere di collaborazione, la cui violazione può generare una richiesta di assistenza legale da parte dei rappresentanti dei lavoratori o dell'amministrazione fallimentare, senza che sia molto chiaro in che misura tale assistenza da parte del tribunale . Ma, forse la cosa più importante è che dal regime vigente nella norma fallimentare si può dedurre che da quella mera partecipazione al periodo di consultazione, e senza alcuna procedura contraddittoria o procedura uditiva in tal senso, il giudice fallimentare può culminare con dichiarare l'esistenza di un gruppo sindacale di imprese (denominato "gruppo patologico" nel luogo di lavoro stesso). Ad altra conclusione non si può giungere se si fa attenzione alla formulazione data all'art. 551 TRLC che, al fine di legittimare l'impugnazione dell'ordinanza relativa al provvedimento collettivo, concede legittimazione attiva “in caso di dichiarazione dell'esistenza di un gruppo sindacale di imprese, a quei soggetti che lo integrano”.

Proprio in relazione a tale provvedimento che si pone in ordine al provvedimento collettivo richiesto, già l'articolo 183 TRLC indica espressamente che esso avrà effetti costitutivi, quindi decorrerà dalla data di sua emissione salvo diversa disposizione in esso contenuta. comunque necessariamente essere successiva.

Vero è che l'articolo 183 TRLC si riferisce solo all'ordinanza che concorda la sospensione dei contratti o il licenziamento collettivo, senza menzionare i casi di riduzione dell'orario di lavoro, nei quali, appunto, la data degli effetti potrebbe avere tanta rilevanza. Colpisce a nostro avviso che la costante menzione in tutto il testo consolidato di questo specifico presupposto (riduzione dell'orario di lavoro), scompaia però nel precetto che conferisce espressamente all'ordinanza di deliberazione di effetti costitutivi. È evidente che tale ordinanza può avere la finalità di statuire su un provvedimento collettivo di riduzione dell'orario di lavoro (e gli stessi artt. 541 e 551 lo indicano espressamente ai fini della loro impugnazione) e quindi l'assenza di menzione nella riduzione dell'orario di lavoro Nell'articolo 183 TRLC, esso può essere interpretato nel senso che l'ordinanza che decide su tale provvedimento non ha necessariamente effetti costitutivi e può, quindi, riconoscere validità a misure di riduzione dell'orario di lavoro precedentemente attuate, sebbene non lo sia. Questa è l'interpretazione che sosteniamo, perché riteniamo che ad essa debba essere riservato lo stesso trattamento della sospensione dei contratti, e forse l'omissione è dovuta al fatto che il legislatore del 2003 all'art. 8.2. II LC includeva la riduzione dell'orario di lavoro nella sospensione dei contratti.

 

V. Il senior manager

Per quanto riguarda la situazione del dirigente, il TRLC non contiene variazioni significative, al di là di una sistematica ridistribuzione dei contenuti precedenti.

Il fatto che, nonostante il trasferimento sistematico, viene mantenuta l'applicazione non integrativa della normativa del lavoro nei confronti del dirigente.

In effetti, l'articolo 169 TRLC (Normativa applicabile) stabilisce al comma 2 che “Per tutto quanto non previsto dal presente comma si applica la normativa del lavoro …”. Ebbene, il comma in cui si inquadra questo articolo 169 è il comma 1 (Sugli effetti sui contratti di lavoro) che, ovviamente, non copre il comma 2, specifico dei contratti di personale dirigenziale. Di conseguenza, non vi è alcun riferimento espresso alla normativa del lavoro come integrativo per il dirigente.

Se detta espressa previsione non fosse necessaria, non avrebbe senso se lo fosse, invece, per i contratti di lavoro ordinario, ma è che, peraltro, si deve ricordare, in conformità a quanto già detto sopra, che la precedente menzione dell'art. 8 è scomparso LC all'assoggettamento ai principi ispiratori della normativa del lavoro ai fini della prosecuzione concorsuale di tale materia.

SEGA. Modifica dell'accordo

In merito alla modifica delle condizioni stabilite nei contratti collettivi, l'articolo 189 TRLC amplia l'ambito di applicazione dell'articolo 66 LC, in quanto viene meno il riferimento ad esso, che si riferisce esclusivamente agli accordi statutari. L'attuale formulazione, quando si fa riferimento ai contratti collettivi applicabili, consente anche di includere a tali fini qualsiasi modifica di quelle contenute nell'articolo 82.3 ET, anche quando incide su un accordo extra-statutario. Tuttavia, il regime applicabile non viene modificato e la riforma avrebbe potuto essere utilizzata per adeguarlo alle disposizioni dell'art. 82.3 ET per ritirare l'accordo.

VII. L'incidente del fallimento del lavoro

In merito alla vicenda del fallimento del lavoro, l'articolo 514 TRLC chiarisce la condizione del FOGASA, con una formulazione più precisa, in linea con quanto già affermato dalla migliore dottrina. E, dal canto suo, l'art. 541 TRLC, in merito al termine applicabile all'azione e, a differenza di quanto avviene per i lavoratori cui è attribuito un termine per la proposizione della querela connessa al "Azione nata" (un mese da quando hanno conosciuto o hanno potuto conoscere la delibera giudiziale) conferisce a tale organo lo stesso termine ma dal momento in cui la delibera è notificata, che si collega anche alla legittimità che ai fini della procedura concorsuale comprende l'articolo 33.3 ET .

A nostro avviso, la portata oggettiva della vicenda fallimentare del lavoro avrebbe dovuto essere oggetto di ulteriore chiarimento, precisando espressamente che "i lavoratori" possono solo per suo tramite contestare le conseguenze individuali che derivano dall'approvazione del provvedimento collettivo, perché dubbi interpretativi sorgono per la soppressione dell'espressione questioni strettamente riferite al rapporto giuridico individuale che l'art. 64.8 LC .. A parte questo, riteniamo che possa sorgere una questione interpretativa problematica: è perfettamente possibile che il lavoratore venga individualmente a contestare il proprio affetto alla misura collettiva, cioè al criterio di selezione dei lavoratori svolto e che ne ha determinato l'inclusione. Il fatto che tale criterio di selezione per l'inclusione nel provvedimento collettivo interessi un numero plurale di lavoratori non significa che non possa essere discriminatorio (si consideri, in ipotesi estrema, che si è deciso di includere come criterio di selezione lavoratori originari di una determinata provincia) e tale criterio essendo impugnato individualmente dal lavoratore colpito dall'incidente fallimentare, portando quindi il giudice del concorso ad esprimersi in merito al carattere, discriminatorio o meno, di detti criteri di selezione Vale la pena considerare se la decisione del giudice di ritenerlo in quanto criterio discriminatorio non dovrebbe avere alcun effetto sul provvedimento collettivo in cui detto criterio di selezione è stato appunto utilizzato. Diverso sarà il discorso se il criterio discriminatorio riguardi solo quel lavoratore che presenta istanza di fallimento.

Dal punto di vista meramente procedurale dell'incidente concorsuale in materia di lavoro, basti ricordare che l'articolo 541 TRLC ribadisce - a nostro avviso, inutilmente - nei suoi commi 4 e 5, che dopo aver sostenuto la prova sarà concesso alle parti un colloquio orale procedimento delle conclusioni.

E, in merito alla menzione delle “spese” che in relazione alla fattispecie fallimentare in materia di lavoro contiene l'art. 542 TRLC, richiamandosi alla Legge di regolamentazione della giurisdizione sociale, si segnala che nella giurisdizione sociale e proprio in virtù di detta legge , non media le spese nell'istanza e si, solo nella fase di impugnazione, senza le eventuali misure sanzionatorie previste dagli artt. 75 e 97 della legge rituale del lavoro, possono in alcun modo essere considerate “spese”.

  • Mezzi di sfida. risorse

In merito all'impugnazione, l'articolo 551 TRLC chiarisce la portata oggettiva del ricorso, precisando espressamente che esso si opporrà anche, non solo all'ordinanza che decide sul provvedimento collettivo, ma anche alla sentenza che risolve i casi di fallimento relativi ad azioni sociali la cui conoscenza corrisponde al giudice di gara.

Nella sezione 2 di questo articolo, la legittimità a cui abbiamo già accennato nei confronti dei soggetti che compongono quel "raggruppamento sindacale di società" eventualmente determinato e dichiarato giudizialmente è espressamente inclusa, abbiamo aggiunto nella precedente procedura fallimentare del provvedimento collettiva, cosa che, come abbiamo già anticipato, potrebbe essere proceduralmente discutibile data l'assenza di una procedura effettivamente contraddittoria per tale determinazione.

 

Autori: Nuria A. Orellana Cano, Magistrato specializzato in materia commerciale. Tribunale provinciale di Malaga e Ignacio Fernández Larrea, Partner DLM Insolvia

 

 

Sintesi delle sessioni precedenti del ciclo:

 

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